Comprensorio Alpino Val Borlezza, superficie totale 20.354,43, superficie territorio agro‐silvopastorale (Ha) 18.333,95. Comuni appartenenti all’ambito Rovetta, Castione della Presolana, Fino del Monte, Onore, Elusone, Songavazzo, Rogno, Cerete, Costa Volpino, Bossico, Sovere, Lovere, Castro. Il Comprensorio alpino è modellato dal bacino del torrente Borlezza, che dalle sorgenti del Giogo della Presolana sino all’altopiano di Clusone mantiene un andamento est‐ovest compiendo poi una brusca deviazione lungo l’asse nord‐ovest sud‐est. Il solco della valle scompone il comprensorio alpino in tre distinti settori montani: il gruppo della Presolana, il gruppo del Pora e il gruppo del Pizzo Formico‐Montagnina. Dal punto di vista altimetrico il comprensorio alpino è disomogeneo, spaziando dai 2521 mt. della Presolana ai 400 mt. slm di Lovere. Dal punto di vista vegetazionale il CA rientra solo parzialmente nella zona cosiddetta alpina; procedendo per strati altimetrici sono presenti a seconda dei distinti orizzonti: la vegetazione erbaceo‐arbustiva dell’ambiente nivale, la vegetazione degli ambienti alpini, caratterizzata dagli insediamenti vaccinio‐rododendreti, la vegetazione degli ambienti subalpini con consistenti popolamenti di aghifoglie, la vegetazione degli ambienti montani con formazioni forestali a predominanza di latifoglie e, nell’orizzonte più basso la vegetazione degli ambienti sub‐montani rappresentata dal trinomio roverella, carpino nero e orniello. Quest’ultimo orizzonte è abbastanza sviluppato man mano si scende dall’altopiano di Clusone verso la zona insubrica del lago di Iseo, dove alcune specie vegetaliarboree sono di sostituzione antropica, tra le quali prevale il castagno. In tutti gli orizzonti è marcata la presenza di aree aperte coltivate a prato‐pascolo, soprattutto l’altopiano di Clusone e tutto il fondovalle del Borlezza, da quest’ultimo sino alla confluenza con il lago d’Iseo.
Quest’ultimo tratto è caratterizzato da vaste aree aperte coltivate a prati da sfalcio polifiti e coltivazioni di mais. Il territorio del CA risulta particolarmente vocato ai cervidi e alla lepre comune, mentre la vocazionalità ai bovidi alpini, come camoscio e stambecco, è limitata alle quote altimetriche più alte dei gruppi montuosi della Presolana e del Pora. Il territorio del CA risulta parzialmente vocazionale ai cervi e ai lagomorfi, lepre comune e lepre bianca, per queste specie l’areale di distribuzione potenziale coincide con l’areale di presenza, anche se con densità fortemente disomogenee. Nei settori più marcatamente alpini della Presolana risulta alta la vocazionalità ai galliformi alpini, come il gallo forcello, la coturnice e la pernice bianca, per queste specie di avifauna l’areale potenziale è notevolmente più ampio rispetto all’areale di distribuzione delle singole specie di avifauna alpina. Le indagini svolte in campo faunistico hanno permesso di realizzare un quadro di sufficiente dettaglio circa la distribuzione sul territorio di numerose specie di vertebrati terrestri. In base alla presenza di un numero più o meno elevato di specie, anche non di interesse venatorio, e alla loro diversa valenza naturalistica, con un’analisi di tipo sinecologico risulta possibile definire le principali emergenze faunistiche di rilevante interesse conservazionistico meritevoli di interventi mirati di tutela a lungo termine: gallo cedrone, pernice bianca, lepre alpina e aquila reale. L’area individuata come vocazionale a queste specie coincidente con i livelli altitudinali compresi tra i novecento e i duemilacinquecento metri s.l.m., assume un indubbio valore per la conservazione di queste specie di grande interesse naturalistico e conservazionistico.

L’articolo prosegue a pagina 40 del numero 18 di “Lepre, Cani e Caccia” in edicola

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